Ius vitae ac necis

26 aprile 2018


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Ius vitae ac necis

Bologna, 25 aprile 2018 (San Marco)

 

Come sempre molto meglio la limpida chiarezza del diritto romano rispetto alla premurosa ipocrisia di cui la giudiziariocrazia liberal ammanta la pronuncia di morte del piccolo Alfie e prima di lui di Charlie.

My very clear impression was that the father wanted to buy time for his son. I do not criticise him, on the contrary he has my every sympathy but it is, I hope, evident from everything that I have set out above that Alfie required a decision to be taken” (34, p.13).

Nobody would wish Alfie to die in transit” (63, p.22).

I am satisfied had continued ventilatory support is no longer in Alfie’s best interest. This decision I appreciate will be devastating news to Alfie’s parents and family. I hope they will take the time to read this judgment and to reflect upon my analysis”  (66, p.22).

Prove, referti, pareri, carezze, compassione, sostegno, comprensione, tristezza. L’epoca della narrazione giudiziaria ha la sua pietra miliare, in 23 pagine scarse (neanche tante per i nostri standard).

Il “best interest” cela l’insofferenza verso la vita non “utile” e giustifica le pressioni a cui sono stati sottoposti i genitori di Alfie e in futuro tutti noi di fronte alla soluzione della dolce morte nostra e dei nostri cari.

L’epoca dei diritti magnifici e progressivi, del diritto alla vacanza e alla serenità perpetue, conduce al dovere della morte, di agevolare l’uscita speditamente su cortese e compassionevole richiesta.

Naturalmente nessuna campagna #meetoo, tanto meno nessun “io sono Alfie”, mentre noi siamo davvero Alfie. Ma non ditelo in giro.



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